Settimo Cielo di Sandro Magister I quattro cardinali in vantaggio per 14 a 9. Ma anche Leonardo Boff fa il suo gioco

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Settimo Cielo di Sandro Magister

I quattro cardinali in vantaggio per 14 a 9. Ma anche Leonardo Boff fa il suo gioco

(Questo post era già in rete dal 28 dicembre, per i lettori di lingua italiana. Da oggi è corredato anche delle traduzioni inglese e spagnola. Con una nuova illustrazione, ripresa da « The Remnant » del 30 dicembre 2016).

*

Poco prima di Natale erano diciotto i cardinali e i vescovi che si erano pronunciati pro o contro i cinque « dubia » resi pubblici il 14 novembre da quattro cardinali a proposito dei punti controversi di « Amoris laetitia », con la richiesta a papa Francesco di « fare chiarezza », richiesta tuttora inesaudita.

In questo servizio di http://www.chiesa del 21 dicembre c’era una precisa rassegna dei loro pronunciamenti:

> Il papa non risponde ai quattro cardinali. Ma sono pochi quelli che lo giustificano

In un « Post Scriptum » si segnalavano inoltre altri tre interventi, che portavano il totale a ventuno, dei quali solo otto contro l’iniziativa dei quattro cardinali.

Ma dopo di allora altre due voci di cardinali e vescovi si sono levate, una pro e una contro.

Quella a sostegno dei quattro cardinali è del vescovo ausiliare di Salisburgo Andreas Laun, intervistato il 23 dicembre da Maike Hickson per il blog OnePeterFive:

> Bishop Andreas Laun on Amoris Laetitia and the Four Cardinals’ Dubia

Quella a sostegno del papa è del cardinale Walter Kasper, in un’intervista del 22 dicembre alla Radio Vaticana in lingua tedesca:

> Kardinal Kasper: « Amoris Laetitia ist klar »

A giudizio di Kasper, « naturalmente si possono presentare dubbi e domande al papa, ogni cardinale può farlo. Ma sul fatto che fosse una buona idea rendere pubblica questa richiesta di chiarimento, ho delle perplessità. A mio parere l’esortazione apostolica è chiara; ci sono anche dichiarazioni successive dello stesso papa, la lettera ai vescovi argentini, o dichiarazioni del cardinale vicario di Roma. Si è reso chiaro ciò che il papa dice e come lo vede. Non vi è alcuna contraddizione con le dichiarazioni di Giovanni Paolo II. È uno sviluppo omogeneo. Questa è la mia posizione, come la vedo io. A questo proposito non esistono per me dubbi ».

A tutt’oggi, quindi, tra i ventitré cardinali e vescovi intervenuti il punteggio è di 14 a 9 a vantaggio dei quattro cardinali, segno evidente che i loro « dubia » non sono affatto ritenuti inconsistenti e che l’attesa di una chiarificazione si fa sempre più forte ed estesa.

*

Va inoltre segnalato che uno dei quattro cardinali firmatari dei « dubia », il tedesco Walter Brandmüller, interpellato da Andrea Tornielli per Vatican Insider, ha precisato il senso della « correzione formale » del papa fatta balenare da un altro dei firmatari, il cardinale Raymond L. Burke:

> Brandmüller: “Any fraternal correction proposed to the Pope must be presented in camera caritatis”

« Il cardinale Burke – ha puntualizzato Brandmüller – non ha detto che la correzione formale debba avvenire pubblicamente, né ha indicato una scadenza, e devo ritenere che sia convinto che, in prima istanza, la correzione formale avvenga ‘in camera caritatis’. Il cardinale Burke ha espresso in piena autonomia una sua opinione, che potrebbe essere condivisa da altri cardinali, che comunque procederanno in solido ».

« L’intendimento dei ‘dubia’ – ha detto ancora Brandmüller – è di promuovere nella Chiesa il dibattito, come sta avvenendo, nell’attesa di una risposta, la cui mancanza viene vista da ampi settori della Chiesa come un rifiuto dell’adesione chiara e articolata alla dottrina definita ».

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Se poi si estende la rassegna al di là dei soli cardinali e vescovi, c’è almeno un intervento che è doveroso segnalare.

È l’ampia intervista con il teologo brasiliano Leonardo Boff apparsa in Germania il giorno di Natale sul quotidiano « Kölner Stadt-Anzeiger »:

> Leonardo Boff im Interview: « Papst Franziskus ist einer von uns »

Stralci dell’intervista sono disponibili sia in inglese sia in italiano.

Ai « dubia » Boff dedica questo passaggio:

« Il papa sente l’asprezza dei venti contrari che provengono dalle alte gerarchie, specie da quelle degli Stati Uniti. Questo cardinale Burke che ora – assieme al vostro cardinale in pensione Meisner di Colonia – ha scritto una lettera al papa, è il Donald Trump della Chiesa cattolica (risata). Ma, a differenza di Trump, Burke in curia è stato neutralizzato. Grazie a Dio. Questa gente crede per davvero che spetta a loro correggere il papa. Come se essi fossero al di sopra del papa. Una cosa del genere è inusuale, se non senza precedenti nella storia della Chiesa. Uno può criticare il papa, può avere una discussione con lui. Questo è ciò che io ho fatto spesso. Ma che dei cardinali accusino pubblicamente il papa di diffondere errori teologici o addirittura eresie, questo penso che è troppo. È un affronto che il papa non può consentire. Il papa non può essere giudicato, questo è l’insegnamento della Chiesa ».

Salvo poi, nella stessa intervista, mettersi lui, Boff, ad accusare di « grave errore teologico » e di « terrorismo religioso » la dichiarazione « Dominus Iesus » pubblicata nel 2000 dall’allora cardinale Joseph Ratzinger con l’approvazione piena di papa Giovani Paolo II.

Ma ci sono anche altri passaggi interessanti dell’intervista.

Ad esempio dove Boff spiega perché papa Francesco dovette cancellare l’udienza che gli aveva accordato all’inizio del sinodo del 2015:

“Avevo ricevuto un invito ed ero già atterrato a Roma. Ma proprio quel giorno, immediatamente prima dell’inizio [dei lavori] del sinodo sulla famiglia del 2015, tredici cardinali – fra i quali il cardinale tedesco Gerhard Müller – organizzarono una rivolta contro il papa con una lettera indirizzata a lui che poi fu pubblicata, guarda caso, su un giornale. Il papa era furente e mi disse: ‘Boff, non ho tempo. Devo ristabilire la calma prima che il sinodo cominci. Ci vedremo in un altro momento' ».

Oppure dove dice di « aver sentito che il papa vuole accogliere l’esplicita richiesta dei vescovi brasiliani e specialmente del suo amico cardinale Cláudio Hummes di impegnare di nuovo nella cura pastorale i preti sposati, almeno per un certo periodo sperimentale ».

Senza peraltro che Boff stia ad aspettare dal papa questo via libera. Nell’intervista, infatti, egli racconta, pur essendo sposato e formalmente impedito di esercitare il ministero:

« Io già faccio quello che ho sempre fatto, e quando capito in una parrocchia senza il prete celebro io la messa assieme al popolo, e nessun vescovo me l’ha mai contestato o proibito. Anzi, i vescovi sono felici e mi dicono: ‘La gente ha diritto all’eucaristia. Continua a fare così!’. Il mio maestro teologico, il cardinale Paulo Evaristo Arns – che è morto pochi giorni fa – era, per esempio, di grande apertura. Arrivava al punto che quando vedeva dei preti sposati seduti nella navata durante la messa, li faceva salire all’altare e concelebrava l’eucaristia con loro ».
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03 gennaio 2017
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03 gen
The Four Cardinals Are Up 14-9. But Leonardo Boff Is in the Game, Too

Dubbi

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(Illustration published in « The Remnant, » December 30, 2016)

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Shortly before Christmas there were eighteen cardinals and bishops who had spoken out for or against the five doubts made public on November 14 by four cardinals concerning controversial points of “Amoris Laetitia,” with a request to Pope Francis for “clarity,” a request that so far has gone unheeded.

In this December 21 article from http://www.chiesa there was a thorough presentation of their statements:

> The Pope Is Not Answering the Four Cardinals. But Few Justify Him

A “Postscript” mentioned three other contributions, bringing the total to twenty-one, only eight of them against the initiative of the four cardinals.

But since then another cardinal and bishop have raised their voices, one for and one against.

In support of the four cardinals is that of auxiliary bishop of Salzburg Andreas Laun, interviewed on December 23 by Maike Hickson for the blog OnePeterFive:

> Bishop Andreas Laun on Amoris Laetitia and the Four Cardinals’ Dubia

In support of the pope is that of Cardinal Walter Kasper, in a December 22 interview with Vatican Radio, in German:

> Kardinal Kasper: « Amoris Laetitia ist klar »

In Kasper’s judgment, “Of course, anyone can pose doubts and questions to the pope – any cardinal can do that. Whether it was a good idea to make this public is a completely different question, that is what I would doubt. In my view the apostolic letter is clear; there are also further explanations by the pope himself, such as the letter to the Argentine bishops, or the explanations of the cardinal vicar of Rome. There, it is clarified what the pope means and how he understands it. There is no contradiction of the statements of John Paul II. There is instead a homogeneous development. This is my position, as I see it. In this respect, for me these dubia, these doubts do not stand up.”

At the present time, therefore, among the twenty-three cardinals and bishops who have weighed in the score is 14 to 9 in favor of the four cardinals, an evident sign that their “dubia” are by no means seen as insubstantial and that the expectation of a clarification is becoming more and more strong and widely shared.

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It must also be pointed out that one of the four cardinals who signed the “dubia,” the German Walter Brandmüller, when interviewed by Andrea Tornielli for Vatican Insider clarified the meaning of the “formal correction” of the pope suggested by another of the signatories, Cardinal Raymond L. Burke:

> Brandmüller: “Any fraternal correction proposed to the Pope must be presented in camera caritatis”

“Cardinal Burke did not say,” Brandmüller specified, “that a potential fraternal correction must be made publicly, nor did he specify a deadline. I believe that Cardinal Burke is convinced that a fraternal correction must in the first instance be made ‘in camera caritatis.’ The cardinal has expressed his own opinion in complete independence, and it may of course be shared by the other cardinals too.”

“The ‘dubia’,” Brandmüller also said, “seek to encourage debate in the Church, as is indeed happening. We cardinals expect a response to the ’dubia’, as the lack of a response would be seen by many within the Church as a rejection of the clear and articulate adherence to the clearly defined doctrine.”

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If the survey is then extended beyond just the cardinals and bishops, there is at least one contribution that must be pointed out.

It is the extensive interview with the Brazilian theologian Leonardo Boff published in Germany on Christmas day, in the newspaper « Kölner Stadt-Anzeiger »:

> Leonardo Boff im Interview: « Papst Franziskus ist einer von uns »

Portions of the interview are available in both English and Italian.

Boff dedicates this passage to the “dubia”:

“The pope feels the sting of the headwinds from other parts of the hierarchy, especially those of the United States. This cardinal Burke, who now – together with your retired cardinal Meisner of Cologne – has written a letter to the pope, is the Donald Trump of the Catholic Church (laughs). But unlike Trump, Burke has been neutralized in the curia. Thank God. These people really believe that it is up to them to correct the pope. As if they were above the pope. Such a thing is unusual, if not unprecedented in the history of the Church. One can criticize the pope, have a discussion with him. This is what I have often done. But that cardinals should publicly accuse the pope of spreading theological errors or even heresies, I think this is too much. It is an affront that the pope cannot allow. The pope cannot be judged, this is the teaching of the Church.”

Except that in the same interview, Boff himself accuses of “grave theological error” and of “religious terrorism” the statement “Dominus Iesus” published in 2000 by then-cardinal Joseph Ratzinger with the full approval of Pope John Paul II.

But there are other interesting passages of the interview.

For example, where Boff explains why Pope Francis had to cancel the audience that he had granted to him at the beginning of 2015:

“I had received an invitation, and I had already landed in Rome. But that very day, right before the beginning [of the work] of the synod on the family of 2015, thirteen cardinals – including German cardinal Gerhard Müller – organized a revolt against the pope with a letter addressed to him that was later published, lo and behold, in a newspaper. The pope was furious, and he said to me: ‘Boff, I don’t have time. I have to reestablish calm before the synod begins. We’ll see each other another time.”

Or where he says he “heard that the pope wants to accept the explicit request of the Brazilian bishops, and especially of his friend the cardinal Cláudio Hummes, to again use married priests in pastoral care, at least for a certain experimental period.”

Not that Boff is waiting for the pope’s permission. In the interview, in fact, he recounts that although he is married and formally barred from exercising the ministry:

“I already do what I have always done, and when I happen upon a parish without a priest I celebrate the Mass together with the people, and no bishop has contested or prohibited me in this. On the contrary, the bishops are happy and they tell me: ‘The people have a right to the Eucharist. Keep going!’ My theological instructor, Cardinal Paulo Evaristo Arns – who died a few days ago – was, for example, very open. He came to the point where, when he saw married priests sitting in the nave during the Mass, he would have them come up to the altar and concelebrated the Mass with them.”

(English translation by Matthew Sherry, Ballwin, Missouri, U.S.A.)
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03 gennaio 2017
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03 gen
Los cuatro cardenales tienen una ventaja de 14 a 9. Pero también Leonardo Boff hace su juego

Dubbi

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(Ilustración publicada en “The Remnant” el 30 de diciembre de 2016)

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Poco antes de Navidad eran dieciocho los cardenales y obispos que se habían pronunciado en favor o en contra de las cinco dudas hechas públicas el 14 de noviembre por cuatro cardenales en relación a los puntos controvertidos de « Amoris laetitia », con la petición al Papa Francisco de « aportar claridad », petición que aún no ha recibido respuesta.

En este servicio de http://www.chiesa del 21 de diciembre había una reseña precisa de sus declaraciones:

> El Papa no responde a los cuatro cardenales. Pero son pocos los que lo justifican

En un « Post Scriptum » se indicaban además otras tres intervenciones que elevaban el total a veintiuna, de las cuales sólo ocho eran contrarias a la iniciativa de los cuatro cardenales.

Pero después de esto otras dos voces de cardenales y obispos se han alzado, una en favor y la otra en contra.

La voz a favor de los cuatro cardenales es la del obispo auxiliar de Salzburgo Andreas Laun, entrevistado el 23 de diciembre por Maike Hickson para el blog OnePeterFive:

> Bishop Andreas Laun on Amoris Laetitia and the Four Cardinals’ Dubia

La que apoya al Papa es la del cardenal Walter Kasper, en una entrevista del 22 de diciembre a la Radio Vaticana en lengua alemana:

> Kardinal Kasper: « Amoris Laetitia ist klar »

Según Kasper, « naturalmente que se pueden presentar dudas y preguntas al Papa, cada cardenal puede hacerlo. Pero sobre el hecho de que fuera una buena idea hacer pública esta petición de aclaración, tengo mis dudas. En mi opinión, la exhortación apostólica es clara; hay también declaraciones sucesivas del propio Papa, la carta a los obispos argentinos, o las declaraciones del cardenal vicario de Roma. Se ha aclarado lo que el Papa dice y cómo lo ve. No hay ninguna contradicción con las declaraciones de Juan Pablo II. Es un desarrollo homogéneo. Esta es mi posición, tal como lo veo yo. A este propósito no existen dudas para mí ».

Por lo tanto, a día de hoy, entre los veintitrés cardenales y obispos que han intervenido la puntuación es de 14 a 9 en favor de los cuatro cardenales, signo evidente de que sus « dubia » no son para nada considerados inconsistentes y que la espera de una aclaración es cada vez más firme y extendida.

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Hay que señalar también que uno de los cuatro cardenales firmantes de los « dubia », el alemán Walter Brandmüller, interpelado por Andrea Tornielli para Vatican Insider, ha precisado el sentido de la « corrección formal » del Papa que ha hecho aflorar otro de los firmantes, el cardenal Raymond L. Burke:

> Brandmüller: “Any fraternal correction proposed to the Pope must be presented in camera caritatis”

« El cardenal – ha puntualizado Brandmüller – no ha dicho que la corrección formal tenga que ser publica, ni ha indicado una fecha límite y estoy convencido de que, en primera instancia, la corrección tendrá lugar ‘in camera caritatis’. El cardenal Burke ha expresado con plena autonomía su opinión, que podría ser compartida por otros cardenales, que de todas formas procederán in solido ».

« La intención de los ‘dubia’ – ha seguido Brandmüller – es promover en la Iglesia el debate, como está sucediendo, mientras se espera una respuesta, la falta de la cual es vista por amplios sectores de la Iglesia como un rechazo a adherirse de manera clara y coherente a la doctrina definida ».

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Y si se extiende esta reseña más allá de los cardenales y obispos, hay por lo menos una intervención que es obligado señalar.

Es la amplia entrevista publicada en Alemania, el día de Navidad, con el teólogo brasileño Leonardo Boff en el periódico « Kölner Stadt-Anzeiger »:

> Leonardo Boff im Interview: « Papst Franziskus ist einer von uns »

Pasajes de la entrevista están disponibles tanto en inglés como en italiano.

Boff dedica este pasaje a los « dubia »:

« El Papa siente la dureza de los vientos contrarios que proceden de las altas jerarquías, sobre todo de los Estados Unidos. Este cardenal Burke que ahora, junto a vuestro cardinal retirado Meisner de Colonia, ha escrito una carta al Papa, es el Donald Trump de la Iglesia católica (risas). Pero a diferencia de Trump, Burke ha sido neutralizado en la curia. Gracias a Dios. Esta gente cree de verdad que les corresponde a ellos corregir al Papa, como si estuvieran por encima del Papa. Algo así es inusual, no tiene precedentes en la historia de la Iglesia. Uno puede criticar al Papa, puede tener una discusión con él. Esto es algo que yo he hecho a menudo. Pero que unos cardenales acusen públicamente al Papa de difundir errores teológicos o incluso herejías, pienso que es demasiado. Es una afrenta que el Papa no puede permitir. El Papa no puede ser juzgado, ésta es la enseñanza de la Iglesia ».

Salvo que después, en la misma entrevista, es él, Boff, quien acusa de « grave error teológico » y de « terrorismo religioso » la declaración « Dominus Iesus » publicada en el año 2000 por el entonces cardenal Joseph Ratzinger con la plena aprobación del Papa Juan Pablo II.

Pero hay otros pasajes interesantes en la entrevista.

Por ejemplo, ése donde Boff explica por qué el Papa Francisco tuvo que cancelar la audiencia que le había concedido a principios del sínodo de 2015:

« Había recibido una invitación y ya había aterrizado en Roma. Pero precisamente ese día, justo antes del inicio [de los trabajos] del sínodo sobre la familia de 2015, trece cardenales – entre los cuales el cardenal alemán Gerhard Müller – organizaron una revuelta contra el Papa con una carta dirigida a él que después fue publicada, ¡qué casualidad!, por un periódico. El Papa estaba furioso y me dijo: ‘Boff, no tengo tiempo. Tengo que restablecer la calma antes de que empiece el sínodo. Nos veremos en otro momento' ».

O también donde dice « haber oído que el Papa quiere acoger la petición explícita de los obispos brasileños y, sobre todo, de su amigo cardenal Cláudio Hummes de utilizar de nuevo en la atención pastoral a los sacerdotes casados, al menos durante un cierto periodo de prueba ».

Sin que, por otra parte, Boff esté esperando del Papa este vía libre. En la entrevista, de hecho, él cuenta que aunque está casado y, por lo tanto, tiene formalmente prohibido ejercer su ministerio, hace « lo que he hecho siempre y cuando estoy en una parroquia donde no hay sacerdote celebro yo la misa junto al pueblo y nunca ningún obispo ha contestado esto o me lo ha prohibido. Más bien al contrario, los obispos están contentos y me dicen: ‘La gente tiene derecho a la eucaristía. ¡Sigue así!’. Mi maestro teológico, el cardenal Paulo Evaristo Arns – que ha fallecido hace pocos días – era, por ejemplo, muy abierto en este sentido. Hasta el punto de que si veía sacerdotes casados sentados en la nave durante la misa, los hacía subir al altar y concelebraba la eucaristía con ellos ».

(Traducción en español de Helena Faccia Serrano, Alcalá de Henares, España)
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03 gennaio 2017
Español
0

02 gen
Un protestante argentino nella cabina di regia de « L’Osservatore Romano »

Figueroa

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Con l’anno nuovo anche « L’Osservatore Romano » innova. A papa Francesco non bastava più l’edizione settimanale in spagnolo che già esiste da quasi cinquant’anni ed è oggi diretta dell’argentina Silvina Pérez. Ne ha voluta una nuova e specifica per l’Argentina, che ha preso il via in questi giorni con tanto di suo chirografo inaugurale. E ne ha affidato la direzione a un altro suo connazionale di nome Marcelo Figueroa.

Ed è proprio nella scelta di questo direttore la novità più grossa, come Settimo Cielo ha già anticipato lo scorso 25 novembre.

La novità senza precedenti è che Figueroa non è cattolico ma protestante, pastore della Chiesa presbiteriana e direttore per venticinque anni della Società biblica argentina, oltre che amico di lunga data di Jorge Mario Bergoglio, che l’ha voluto vicino a sé nel recente suo viaggio a Lund, per la celebrazione dei cinquecento anni della Riforma luterana, e ora l’ha addirittura introdotto nella cabina di regia del giornale ufficiale della Santa Sede.

In Argentina, fu Figueroa a far sedere allo stesso tavolo, con lui in mezzo, l’allora arcivescovo di Buenos Aires e il rabbino ebreo Abraham Skorka, per una serie di colloqui trasmessi da Canal 21, la TV dell’arcidiocesi, e poi trascritti in un libro edito in italiano dalla Libreria Editrice Vaticana col titolo: « Conversazioni sulla Bibbia ».

Quel ciclo d’incontri fu interrotto alla trentaduesima puntata dall’elezione di Bergoglio a papa. La trentatreesima, rimasta inattuata, avrebbe avuto per argomento la parola « amicizia », come ha raccontato poi Figueroa su « L’Osservatore Romano ».

Oggi Figueroa a Santa Marta è di casa. Nella primavera del 2015, sottoposto in patria a un delicato intervento chirurgico, Francesco gli è stato vicino con continue telefonate e lettere. Dopo che s’era ristabilito, nel settembre dello stesso anno il papa gli ha dato una lunga intervista per FM Milennium 106.7, emittente radiofonica di Buenos Aires. E un anno dopo l’ha appunto promosso non solo a direttore dell’edizione settimanale argentina de « L’Osservatore Romano » ma anche a « columnist » dell’edizione quotidiana maggiore.

La sua investitura solenne in quest’ultimo ruolo è stato un curioso articolo a due voci: la sua e quella dell’indiscussa numero uno degli editorialisti de « L’Osservatore Romano », oltre che coordinatrice del suo supplemento femminile « Donne Chiesa Mondo », Lucetta Scaraffia:

> La sfida ecumenica latinoamericana

L’articolo, su un’intera pagina de « L’Osservatore Romano » del 9 novembre, era costruito in forma di colloquio ed era una sorta di bilancio della trasferta del papa a Lund e quindi dello stato attuale dei rapporti tra cattolici e protestanti.

Ma aveva un precedente che è utile richiamare.

Pochi giorni prima, il 1 novembre, Lucetta Scaraffia aveva pubblicato sul « Corriere della Sera » un articolo sullo stesso argomento che aveva sollevato sconcerto in campo cattolico:

> Lutero, le 95 tesi e il Pontefice latino che oggi cancella secoli di conflitti

In esso scriveva:

« Oggi molti dei profondi dissensi che hanno causato la scissione della Chiesa non hanno più ragion d’essere: il problema della salvezza – solo per grazia divina come diceva Lutero o attraverso le opere e la mediazione del clero, come voleva la Chiesa cattolica – non assilla più nessuno. Così come le indulgenze sono scomparse dal nostro orizzonte, e pure l’aldilà sembra da decenni dileguato. Perché allora litigare ancora su tutto questo? E come litigare ancora sul libero accesso ai testi sacri, se oggi anche i cattolici sono abituati a leggere la Bibbia nelle edizioni che preferiscono, in gruppi di lettura e di commento animati dalla più grande vivacità? Certo, rimangono questioni teologiche aperte, come i sacramenti – ridotti di numero dai luterani – ma queste sono per lo più questioni che non toccano molto i fedeli ».

Ai lettori cattolici più avvertiti (come Costanza Miriano che ne scrisse sul quotidiano « Il Foglio » del 4 novembre) queste parole erano sembrate esprimere non una comprensibile preoccupazione per l’erosione dei capisaldi della fede cristiana ad opera dell’ondata secolarizzante, ma piuttosto una soddisfatta presa d’atto dell’avvenuto sgombero del contenzioso dottrinale con i protestanti, « grazie al quale – sempre a detta di Scaraffia – il dialogo fra cattolici e luterani è messo in condizione di andare al di là delle divergenze teologiche ». Finalmente.

Sta di fatto che, pochi giorni dopo, Lucetta Scaraffia tornò a scrivere tali e quali quelle sue considerazioni non sul laico « Corriere », ma sul giornale ufficiale del papa, in duetto con il collega protestante Figueroa, che mostrava di condividerle appieno.

Da parte protestante non risulta che vi siano state reazioni a questo disinvolto aggiornamento del percorso ecumenico fatto dalle prime due penne de « L’Osservatore Romano ».

Di certo però, tra i valdesi italiani – piccola ma vivace Chiesa protestante che è presente anche sulle due rive del Río de la Plata – due rinomati teologi come Giorgio Tourn e Paolo Ricca sono da tempo molto critici della deriva secolarizzante sia della loro Chiesa, sia della Chiesa di papa Francesco.

« La malattia – ha detto Ricca in un recente dibattito a due su « Riforma » – è che siamo tutti volti al sociale, cosa sacrosanta, ma nel sociale esauriamo il discorso cristiano, e fuori da lì siamo muti ».

E Tourn: « La politica di papa Bergoglio è un fare la carità. Ma è chiaro che la sola testimonianza dell’amore fraterno non porta automaticamente a conoscere Cristo. Non c’è oggi un silenzio di Dio, ma il silenzio nostro su Dio »:

> Una Chiesa in torpore

Avventure e disavventure del nuovo corso ecumenico inaugurato da papa Francesco, anche in versione argentina.
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02 gennaio 2017
Italiano
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02 gen
Un protestante argentino en la cabina de dirección de « L’Osservatore Romano »

Figueroa

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Con el nuevo año también « L’Osservatore Romano » innova. Al Papa Francisco no le basta la edición semanal en español que existe desde hace casi cincuenta años, dirigida actualmente por la argentina Silvina Pérez. Ha querido una nueva edición específica para Argentina, que ha iniciado su andadura en estos días mediante un quirógrafo inaugural, confiando su dirección a otro connacional suyo, Marcelo Figueroa.

Y es precisamente la elección de este director la novedad más importante, como Settimo Cielo anticipó el 25 de noviembre pasado.

La novedad sin precedentes es que Figueroa no es católico sino protestante, pastor de la Iglesia presbiteriana y director durante veinticinco años de la Sociedad bíblica argentina, además de ser amigo desde hace muchos años de Jorge Mario Bergoglio, que ha querido que lo acompañara a su reciente viaje a Lund en ocasión de la celebración de los ciento cincuenta años de la Reforma luterana, y que ahora lo ha introducido en la cabina de dirección del periódico oficial de la Santa Sede.

En Argentina fue precisamente Figueroa quien hizo sentar a la misma mesa, con él en medio, al entonces arzobispo de Buenos Aires y al rabino judío Abraham Skorka para una serie de coloquios transmitidos por el Canal 21, la televisión de la archidiócesis, y después transcritos en un libro publicado en italiano por la Librería Editora Vaticana con el título: « Conversazioni sulla Bibbia ».

Ese ciclo de encuentros fue interrumpido en el episodio treinta y dos por la elección de Bergoglio como Papa. El episodio treinta y tres, que no se realizó, habría tenido como argumento la palabra « amistad », como relató posteriormente Figueroa en « L’Osservatore Romano ».

Hoy en día Figueroa es como de la familia en Santa Marta. En la primavera de 2015, cuando fue sometido en Argentina a una delicada operación quirúrgica, Francisco se mantuvo en contacto continuo con él a través de llamadas telefónicas y cartas. Una vez restablecido, en septiembre del mismo año el Papa le concedió una larga entrevista para FM Milennium 106.7, emisora radiofónica de Buenos Aires. Y un año después lo ha promovido no sólo como director de la edición semanal argentina de « L’Osservatore Romano », sino también como columnista de la edición diaria principal.

Su investidura solemne en este último papel ha sido un curioso artículo a dos voces: la suya y la de la indiscutible número uno de los editorialistas de « L’Osservatore Romano », además de coordinadora de su suplemento femenino « Donne Chiesa Mondo », Lucetta Scaraffia:

> La sfida ecumenica latinoamericana

El artículo, que ocupaba una página entera de « L’Osservatore Romano » del 9 de noviembre, estaba estructurado en forma de coloquio y era una especie de balance del viaje del Papa a Lund y, por lo tanto, del estado actual de las relaciones entre católicos y protestantes.

Pero tenía un precedente que es útil recordar.

Unos días antes, el 1 de noviembre, Lucetta Scaraffia había publicado en el « Corriere della Sera » un artículo sobre el mismo argumento que había causado desconcierto en ámbito católico:

> Lutero, le 95 tesi e il Pontefice latino che oggi cancella secoli di conflitti

En él escribía:

« Hoy, muchos de los profundos disentimientos que causarono la escisión de la Iglesia ya no tienen razón de ser: el problema de la salvación -sólo por gracia divina como decía Lutero o a través de las obras o la mediación del clero como quería la Iglesia católica- ya no agobia a nadie. También las indulgencias han desaparecido de nuestro horizonte y el más allá parece haberse desvanecido desde hace decenios. Entonces, ¿por qué seguir peleando aún sobre todo esto? ¿Y por qué seguir peleando sobre el libre acceso a los libros sagrados, si hoy también los católicos están acostumbrados a leer la Biblia en las ediciones que prefieran, en grupos de lectura y de comentarios animados por una gran vivacidad? Ciertamente, sigue habiendo cuestiones teológicas abiertas, como los sacramentos -reducidos en número por los luteranos-, pero éstas son en su mayoría cuestiones que no afectan demasiado a los fieles ».

A los lectores católicos más atentos (como Costanza Miriano que, el 4 de noviembre, escribió sobre ello en el periódico « Il Foglio ») estas palabras parecían expresar, no una comprensible preocupación por la erosión de los fundamentos de la fe cristiana por obra de la secularización, sino más bien una complacida aceptación del abandono de la disputa doctrinal con los protestantes, « gracias a lo cual -siempre según la opinión de Scaraffia- el diálogo entre católicos y luteranos está ya en condiciones de ir más alla de las divergencias teológicas ». Por fin.

De hecho, al cabo de pocos días, Lucetta Scaraffia volvió a escribir estas mismas consideraciones no en el laico « Corriere », sino en el periódico oficial del Papa, en un duo con el colega protestante Figueroa, que las compartía plenamente.

Por parte protestante no resulta que haya habido reacciones a esta desenvuelta actualización del recorrido ecuménico realizado por las dos firmas principales de « L’Osservatore Romano ».

Pero entre los valdenses italianos -pequeña y viva Iglesia protestante presente también en las dos orillas del Mar de la Plata-, dos renombrados teólogos como Giorgio Tourn y Paolo Ricca hace tiempo que son muy críticos ante la deriva secularizante de su Iglesia y de la Iglesia del Papa Francisco.

« La enfermedad -ha dicho Ricca en un reciente debate a dos sobre la ‘Reforma’- es que todos nos dirigimos a lo social, cosa sacrosanta, pero en lo social agotamos el discurso cristiano y fuera de él permanecemos mudos ».

Y Tourn: « La política del Papa Bergoglio es hacer la caridad. Pero está claro que el solo testimonio del amor fraterno no lleva automáticamente a conocer a Cristo. No hay hoy un silencio de Dios, sino nuestro silencio sobre Dios »:

> Una Chiesa in torpore

Aventuras y desventuras del nuevo recorrido ecuménico inaugurado por el Papa Francisco, también en versión argentina.

(Traducción en español de Helena Faccia Serrano, Alcalá de Henares, España)
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02 gennaio 2017
Español
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02 gen
An Argentine Protestant in the director’s chair at “L’Osservatore Romano”

Figueroa

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> All the articles of Settimo Cielo in English

*

With the new year, “L’Osservatore Romano” is turning over a new leaf of its own. Pope Francis wasn’t satisfied with the weekly edition in Spanish that has existed for almost fifty years and is now directed by the Argentine Silvina Pérez. He wanted a new edition just for Argentina, which was launched in recent days complete with his signed inaugural dedication. And he has entrusted its editorship to another of his countrymen, Marcelo Figueroa.

And it is precisely the selection of this editor that is the biggest news, as Settimo Cielo anticipated last November 25.

The unprecedented news is that Figueroa is not a Catholic but a Protestant, a pastor of the Presbyterian Church and for twenty-five years the director of the Argentine Biblical Society, in addition to being a longstanding friend of Jorge Mario Bergoglio, who wanted him to be there on his recent journey to Lund, for the celebration of the five hundredth anniversary of the Lutheran Reformation, and has now put him into none other than the director’s chair of the official newspaper of the Holy See.

In Argentina, it was Figueroa who seated at the same table, with himself in the middle, the then-archbishop of Buenos Aires and the Jewish rabbi Abraham Skorka, for a series of conversations broadcast by Canal 21, the television channel of the archdiocese, later transcribed for a book published in Italian by Libreria Editrice Vaticana with the title: « Conversazioni sulla Bibbia ».

That cycle of meetings was interrupted at its thirty-second episode by Bergoglio’s election as pope. The thirty-third, left unproduced, was to have as its topic the word “friendship,” as Figueroa later recounted in “L’Osservatore Romano.”

Today Figueroa is right at home at Santa Marta. In the spring of 2015, when he had to undergo a delicate surgical operation back in Argentina, Francis stayed close to him with continual telephone calls and letters. After he recovered, in September of the same year the pope gave a long interview to him for FM Milennium 106.7, a Buenos Aires radio station. And a year later, he even promoted him not only as director of the Argentine weekly edition of “L’Osservatore Romano,” but even as a “columnist” for the bigger daily edition.

His solemn investiture in this latter role was a curious article in two voices: his own and that of the undisputed leader of the editorialists of “L’Osservatore Romano,” who is also the coordinator of its women’s supplement, “Donne Chiesa Mondo,” Lucetta Scaraffia:

> La sfida ecumenica latinoamericana

The article, on a whole page of the November 9 issue of “L’Osservatore Romano,” was constructed in the form of a conversation and was a sort of assessment of the pope’s journey to Lund and therefore of the current state of relations between Catholics and Protestants.

But it had a precedent that is worth remembering.

A few days earlier, on November 1, Lucetta Scaraffia had published in “Corriere della Sera” an article on the same topic that had brought dismay to the Catholic camp:

> Lutero, le 95 tesi e il Pontefice latino che oggi cancella secoli di conflitti

In it, she wrote:

“Today many of the profound dissensions that caused the split in the Church no longer have any reason to exist: the problem of salvation – solely by divine grace, as Luther said, or through works and the mediation of the clergy, as the Catholic Church wanted it – no longer bothers anyone. Just as indulgences have vanished from our horizon, and even the hereafter seems to have faded decades ago. Why quarrel about all of this anymore? And how can we still quarrel about free access to the sacred texts, if today Catholics as well are accustomed to reading the Bible in the editions they prefer, in groups of study and commentary animated by the greatest vivacity? Of course, there are still open theological questions, like the sacraments – reduced in number by the Lutherans – but these are for the most part questions that do not affect the faithful very much.”

To the more perceptive Catholic readers (like Costanza Miriano, who wrote about it in the newspaper “Il Foglio” of November 4), these words seemed to express not an understandable concern about the erosion of the pillars of the Christian faith by the onslaught of secularization, but rather a satisfied realization of the abandonment of doctrinal disputes with the Protestants, “thanks to which” – again according to Scaraffia – “the dialogue between Catholics and Protestants is brought into a condition to move beyond the theological divergences.” Finally.

The fact is that, a few days later, Lucetta Scaraffia again wrote out these same considerations not in the secular “Corriere,” but in the official newspaper of the pope, in a duet with her Protestant colleague Figueroa, who showed that he shared them completely.

On the Protestant side, it does not appear that there have been any reactions to this nonchalant update on ecumenical progress from the two leading writers of “L’Osservatore Romano.”

Of course, however, among the Italian Waldensians – a small but lively Protestant Church that is also present on the two banks of the Río de la Plata – two theologians as renowned as Giorgio Tourn and Paolo Ricca have for some time been critical of the secularizing tendency of both their Church and the Church of Pope Francis.

“The malady,” Ricca said in a recent two-sided debate in “Riforma,” “is that we are all focused on social issues, something that is sacrosanct, but in the social we exhaust Christian discourse, and outside of there we are mute.”

And Tourn: “The policy of pope Bergoglio is to do charity. But it is clear that the witness of fraternal love alone does not automatically lead to knowing Christ. There is today not a silence of God, but our silence about God”:

> Una Chiesa in torpore

Adventures and misadventures of the new ecumenical course inaugurated by Pope Francis, also in an Argentine version.

(English translation by Matthew Sherry, Ballwin, Missouri, U.S.A.)
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02 gennaio 2017
English
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22 dic
Quanti diavoli in veste di agnelli, a Santa Marta e dintorni

bertone

Due anni fa le quindici malattie. L’anno scorso le dodici medicine. Quest’anno papa Francesco, nel discorso di giovedì 22 dicembre per gli auguri natalizi alla curia romana, ha scelto di passare in rassegna le tre « resistenze » che allignano tra i prelati vaticani: le « aperte », le « nascoste » e soprattutto le « malevole ».

A lui la parola:

« Era necessario parlare di malattie e di cure perché ogni operazione, per raggiungere il successo, deve essere preceduta da approfondite diagnosi, da accurate analisi e deve essere accompagnata e seguita da precise prescrizioni.

« In questo percorso risulta normale, anzi salutare, riscontrare delle difficoltà, che, nel caso della riforma, si potrebbero presentare in diverse tipologie di resistenze:

– le resistenze aperte, che nascono spesso dalla buona volontà e dal dialogo sincero;

– le resistenze nascoste, che nascono dai cuori impauriti o impietriti che si alimentano dalle parole vuote del “gattopardismo” spirituale di chi a parole si dice pronto al cambiamento, ma vuole che tutto resti come prima;

– esistono anche le resistenze malevole, che germogliano in menti distorte e si presentano quando il demonio ispira intenzioni cattive (spesso “in veste di agnelli”). Questo ultimo tipo di resistenza si nasconde dietro le parole giustificatrici e, in tanti casi, accusatorie, rifugiandosi nelle tradizioni, nelle apparenze, nelle formalità, nel conosciuto, oppure nel voler portare tutto sul personale senza distinguere tra l’atto, l’attore e l’azione.

« L’assenza di reazione è segno di morte! Quindi le resistenze buone – e perfino quelle meno buone – sono necessarie e meritano di essere ascoltate, accolte e incoraggiate a esprimersi ».

Dopo di che il papa, come se si fosse tolto un peso, ha sciolto questo inno alla riforma della curia in corso:

« Tutto questo sta a dire che la riforma della curia è un delicato processo che deve essere vissuto:
con fedeltà all’essenziale,
con continuo discernimento,
con evangelico coraggio,
con ecclesiale saggezza,
con attento ascolto,
con tenace azione,
con positivo silenzio,
con ferme decisioni,
con tanta preghiera – tanta preghiera! –,
con profonda umiltà,
con chiara lungimiranza,
con concreti passi in avanti e – quando risulta necessario – anche con passi indietro,
con determinata volontà,
con vivace vitalità,
con responsabile potestà,
con incondizionata obbedienza;
ma in primo luogo con l’abbandonarci alla sicura guida dello Spirito Santo, confidando nel Suo necessario sostegno.
E, per questo, preghiera, preghiera e preghiera ».

Infine, in coda al discorso e parlando a braccio, Francesco è riandato così alla sua invettiva di due anni fa contro le « malattie » della curia, guarda caso tirando in ballo proprio uno dei quattro cardinali che gli hanno sottoposto i cinque « dubia » riguardanti l’interpretazione di « Amoris laetitia », ai quali lui, il papa, non ha finora risposto:

« Quando, due anni fa, ho parlato delle malattie, uno di voi è venuto a dirmi: ‘Dove devo andare, in farmacia o a confessarmi?’ – ‘Mah, tutt’e due’, ho detto io. E quando ho salutato il cardinale Brandmüller, lui mi ha guardato negli occhi e mi ha detto: ‘Acquaviva!’. Io, al momento, non ho capito, ma poi, pensando, pensando, ho ricordato che Acquaviva, terzo [in realtà quinto – ndr] generale della Compagnia di Gesù, aveva scritto un libro che noi studenti leggevamo in latino, i padri spirituali ce lo facevano leggere, si chiamava così: ‘Industriae pro Superioribus ejusdem Societatis ad curandos animae morbos’, cioè le malattie dell’anima. Tre mesi fa è uscita una edizione molto buona in italiano, fatta dal padre Giuliano Raffo, morto recentemente; con un buon prologo che indica come si deve leggere, e anche una buona introduzione. Non è un’edizione critica, ma la traduzione è bellissima, ben fatta e credo che possa aiutare. Come dono di Natale, mi piacerebbe offrirlo ad ognuno di voi. Grazie ».
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22 dicembre 2016
General
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21 dic
Gelida semilibertà per Vallejo Balda. È l’inverno della misericordia

balda

Riavvolgiamo il nastro e torniamo al 22 dicembre del 2012., quando la segreteria di Stato diramò il seguente comunicato:

« Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha fatto visita in carcere al Sig. Paolo Gabriele, per confermargli il proprio perdono e per comunicargli di persona di avere accolto la sua domanda di grazia, condonando la pena a lui inflitta. Si è trattato di un gesto paterno verso una persona con cui il Papa ha condiviso per alcuni anni una quotidiana familiarità.

« Successivamente, il Sig. Gabriele è stato scarcerato ed è rientrato a casa. Benché non possa riprendere il precedente lavoro e continuare a risiedere in Vaticano, la Santa Sede, confidando nella sincerità del ravvedimento manifestato, intende offrirgli la possibilità di riprendere con serenità la vita insieme alla sua famiglia ».

Oggi invece ecco la scarna nota che la sala stampa della Santa Sede ha inoltrato via mail ai giornalisti accreditati, nella serata di martedì 20 dicembre:

« Considerato che il Rev. Vallejo Balda ha già scontato oltre la metà della pena, il Santo Padre Francesco gli ha concesso il beneficio della liberazione condizionale.

« Si tratta di un provvedimento di clemenza che gli permette di riacquistare la libertà. La pena non è estinta, ma egli gode di libertà condizionale.

« A partire da questa sera il sacerdote lascia il carcere e viene a cessare ogni legame di dipendenza lavorativa con la Santa Sede; rientra nella giurisdizione del Vescovo di Astorga (Spagna), sua diocesi di appartenenza ».

Questa volta nessuna « visita in carcere », nessun « perdono », nessuna « grazia », nessun « gesto paterno », nessuna « fiducia nella sincerità del ravvedimento », nessuna « estinzione della pena », ma solo un « provvedimento di clemenza » per una « libertà condizionale ».

Per non dire dell’assenza di qualsiasi cura per dare al reo – rispedito in patria – « la possibilità di riprendere con serenità la vita ».

Eppure era stato papa Francesco, dando retta ai suoi improvvidi consiglieri, a promuovere monsignor Lucio Ángel Vallejo Balda – assieme all’ineffabile Francesca Immacolata Chaouqui – al ruolo cruciale di segretario della Pontificia commissione referente sull’organizzazione della struttura economico-amministrativa della Santa Sede. Con tutto ciò che ne è seguito, fino al processo e alla condanna dei due, lo scorso 7 luglio, per appropriazione e divulgazione illecita di documenti riservati, lo stesso reato per il quale era stato condannato quattro anni prima il maggiordomo pontificio Paolo Gabriele.

Ora monsignor Vallejo Balda non è più nella cella della gendarmeria vaticana. Ma colpisce il gelo con il quale è stato restituito a una semilibertà.

Un gelo che non reca la minima traccia del fervore con cui papa Francesco ha predicato durante il giubileo l’opera di misericordia corporale « visitare i carcerati » (udienza generale del 9 novembre) ed ha accolto in Vaticano una folta rappresentanza di detenuti (messa, Angelus e incontro pomeridiano di domenica 6 novembre), arrivando a dire: « Ogni volta che entro in un carcere mi domando: “Perché loro e non io?”.
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21 dicembre 2016
General
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16 dic
Sconcerto prima del concerto. E nel mirino del papa finisce anche l’Urbaniana

concerto

Del discorso di Francesco alla comunità dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù, la sala stampa e « L’Osservatore Romano » di giovedì 15 dicembre hanno riprodotto solo il testo scritto.

Che però il papa ha abbondantemente sostituito con sue improvvisazioni, immortalate dal video integrale dell’udienza, diffuso dal Centro Televisivo Vaticano:

> Audience with Bambino Gesù Pediatric Hospital

Di queste improvvisazioni, hanno fatto notizia l’ennesima intemerata di Francesco contro la « corruzione », non però un altro paio di sue parole in libertà. Una più sconcertante dell’altra.

La prima (dal minuto 23′ 55 » al minuto 24’36 » del video) Francesco l’ha prodotta appena preso il microfono:

« Buongiorno. Ma prima di tutto devo chiedervi scusa per ricevervi così, un po’ dietro le quinte, sembra che vi ricevo in cucina, con tutti questi apparecchi qui, che sono per sabato, ma si vede che quelli incaricati di allestire il concerto si sono affrettati troppo, eh. Scusatemi perché questo non è un modo di ricevere la gente ».

Gli « apparecchi » di cui Francesco lamenta la presenza alle sue spalle (vedi foto) sono il palco, le sedie e i leggii predisposti per il coro e l’orchestra di un concerto in programma due giorni dopo nella medesima aula Nervi.

Un concerto con il cantante Claudio Baglioni, promosso dalla gendarmeria vaticana con una doppia finalità benefica: un ospedale pediatrico nella Repubblica Centrafricana, da affidare alla gestione proprio del Bambino Gesù, e una struttura per i bambini delle aree del Centro Italia colpite dal terremoto.

Il giorno precedente gli organizzatori del concerto avevano consegnato al papa i primi 500 mila euro donati dai benefattori. Più altri 500 mila già raccolti e pronti alla consegna.

E Francesco li ha ringraziati così.

*

La seconda parola in libertà è dal minuto 36’06 » al minuto 36’25 » del video, con una coda dal minuto 38’08 » al minuto 38’28 »:

« Mancano gli spazi, ci ha detto [Dino], ma lui ha una bella idea. La dottoressa Enoc [Mariella Enoc, la presidente dell’ospedale – ndr] gli dia l’apparecchio per fare il buco… e andare all’Urbaniana! […] Per i nuovi spazi io mi affido alla testardaggine della Enoc, perché lei vada avanti e consegua le cose, e qui in Vaticano ci sono tanti spazi belli! ».

Qui Francesco ha detto la sua sui piani di espansione dell’ospedale, che in effetti quasi confina con gli ampi spazi verdi della Pontificia Università Urbaniana, l’ateneo di proprietà della congregazione per l’evangelizzazione dei popoli.

A « Propaganda Fide » devono aver sudato freddo, a questa sortita del papa. E anche al governatorato della Città del Vaticano.

*

Ma anche una terza parola in libertà andrebbe registrata. Ed è al minuto 28’53 » della registrazione, quando Francesco, a proposito della sofferenza dei bambini, dice: « Dio è ingiusto? Sì, è stato ingiusto con suo figlio, l’ha mandato in croce », senza che dal contesto si riesca a capire se il papa affermi ciò come verità o come paradosso.
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16 dicembre 2016
Italiano
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12 dic
Papa Francesco a scuola di globalizzazione. Bocciato come Pinocchio

pinocchio

Nell’eloquio di papa Francesco ricorrono spesso delle teorie dall’origine e dalla fondatezza vaghe, ma che in lui si sono solidificate come certezze incrollabili, esplicative del tutto.

Ad esempio quella che ha richiamato un’ultima volta pochi giorni fa, in un’intervista al settimanale cattolico belga « Tertio »:

« C’è una teoria economica che non ho provato a verificare, ma l’ho letta in diversi libri: che nella storia dell’umanità, quando uno Stato vedeva che i suoi bilanci non andavano, faceva una guerra e rimetteva in equilibrio i propri bilanci. Vale a dire, è uno dei modi più facili per produrre ricchezza ».

Oppure l’altra teoria che a giudizio del papa spiega la crescita delle povertà e delle disuguaglianze di pari passo con l’avanzare del progresso, ribadita un’ultima volta nell’omelia del 13 novembre nella messa per il giubileo delle persone socialmente escluse:

« Così nasce la tragica contraddizione dei nostri tempi: quanto più aumentano il progresso e le possibilità, il che è un bene, tanto più vi sono coloro che non possono accedervi ».

Curiosamente, però, pochi giorni fa, l’8 dicembre, nella prima puntata di una nuova trasmissione di Rai2, questo mantra di papa Francesco è stato garbatamente ma inesorabilmente demolito.

La trasmissione è « Night Tabloid », un rotocalco da seconda serata condotto da Annalisa Bruchi, molto brava nello spiegare con semplicità e precisione le questioni economiche anche più complicate.

A un certo punto la conduttrice passa la parola al giovane Davide De Luca, dal piglio di ricercatore, che in un angolo della trasmissione rubricato come « Pagella politica » verifica a colpi di dati reali – « Fact checking » – ciò che di vero o di falso c’è nell’una o nell’altra teoria in voga.

Ebbene, nella prima puntata della serie, a finire sotto esame è stato proprio papa Francesco, per la sua frase richiamata poco sopra e fatta riascoltare dalla sua viva voce.

Con voto finale: « Pinocchio andante ». Come a dire: bugia.

Nel video della puntata, la « Pagella politica » comincia al minuto 42’50 »:

> Night Tabloid, 8 dicembre 2016

La domanda iniziale posta dalla conduttrice all’esaminatore è: « Questa globalizzazione ci ha impoverito oppure ci ha arricchito, e chi? ».

Ed ecco qui di seguito la trascrizione di come è andato l’esame. Con la bocciatura finale.

*

D. – Questa globalizzazione ci ha impoverito oppure ci ha arricchito, e chi?

R. – È una domanda a cui è difficile rispondere, ma ci possiamo provare. Di sicuro c’è una parte della popolazione dei paesi sviluppati che possiamo definire gli sconfitti della globalizzazione, cioè coloro che ci hanno perso.

Per esempio in Europa il 9,5 per cento della popolazione è a rischio di povertà nonostante abbia un lavoro. E questa categoria è in aumento: pensate che nel 2006 erano l’8,1 per cento. E in Italia la situazione è ancora peggiore, perché l’11,5 per cento della popolazione è a rischio di povertà nonostante abbia un lavoro, e nel 2006 erano il 9 per cento.

Secondo alcuni il problema è proprio la globalizzazione. Cioè, la globalizzazione ci ha aperto alla concorrenza con i paesi in via di sviluppo e quindi chi ha un lavoro a bassa qualificazione può essere oggetto di concorrenza da parte dei paesi in via di sviluppo.

Ma addirittura il papa, papa Francesco, è intervenuto proprio su questo tema e ci dice che non è un problema soltanto nostro ma è un problema mondiale: il progresso, la globalizzazione, sono un problema per tutti quanti. Ha detto: « Quanto più aumentano il progresso e le possibilità, il che è un bene, tanto più vi sono coloro che non possono accedervi ».

Il papa fa proprio un’equazione. Dice: più aumenta il progresso, più aumentano le persone che ne sono escluse.

E come abbiamo visto poco fa, è vero, in parte almeno, per i nostri paesi. Ma se allarghiamo lo sguardo al resto del mondo e guardiamo a che cosa è successo in tutto il pianeta, questa frase non sembra più così tanto corretta.

Prendiamo ad esempio il numero delle persone sottonutrite, cioè quelle che non hanno abbastanza per sfamarsi. Vediamo che nel 1990-92 erano il 18,6 per cento della popolazione dell’intero pianeta. Nel 2014-16, cioè venticinque anni dopo, si sono ridotte al 10,9 per cento.

Vediamo anche la povertà estrema, cioè di coloro che vivono com meno di 2 dollari al giorno. Nel 1990 erano il 35 per cento della popolazione di tutto il pianeta, uno su tre. Venticinque anni dopo, nel 2013, si sono ridotti al 10,7 per cento, uno su dieci. Perché sono tutti morti? No, perché in questo stesso periodo la popolazione mondiale è riuscita ad aumentare di 1,9 miliardi, e adesso siamo 7 miliardi di persone, molto meno povere, molto meno affamate.

Quindi, quando noi trasformiamo questa critica della globalizzazione, un po’ come fa il papa, in una critica assoluta e diciamo che tutti ci hanno rimesso, beh, insomma, a costo di essere un po’ blasfemi, siamo costretti a dare al papa un: « Pinocchio andante ».

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Auteur : erlande

68 ans;45 ans d'expérience dans la communication à haut niveau;licencié en lettres classiques;catholique;gaulliste de gauche à la Malraux;libéral-étatiste à la Jacques Rueff;maître:Saint Thomas d'Aquin:pro-vie sans concession.Centres 'intérêt avec connaissances:théologie,metaphysie,philosophies particulières,morale,affectivité,esthétique,politique,économie,démographie,histoire,sciences physique:physique,astrophysique;sciences de la vie:biologie;sciences humaines:psychologie cognitive,sociologie;statistiques;beaux-arts:littérature,poésie,théâtre,essais,pamphlets;musique classique.Expériences proffessionnelles:toujours chef et responsable:chômage,jeunesse,toxicomanies,énergies,enseignant,conseil en communication:para-pubis,industrie,services;livres;expérience parallèle:campagne électorale gaulliste.Documentation:5 000 livres,plusieurs centaines d'articles.Personnalité:indifférent à l'argent et aux biens matériels;généraliste et pas spécialiste:de minimis non curat praetor;pas de loisirs,plus de vacances;mémoire d'éléphant,pessimiste actif,pas homme de ressentiment;peur de rien sauf du jugement de Dieu.Santé physique:aveugle d'un oeil,l'autre très faible;gammapathie monoclonale stable;compressions de divers nerfs mal placés et plus opérable;névralgies violentes insoignables;trous dans les poumons non cancéreux pour le moment,insomniaque.Situation matérielle:fauché comme les blés.Combatif mais sans haine.Ma devise:servir.Bref,un apax qui exaspère tout le monde mais la réciproque est vraie!

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